Pubblicità

Tavoli e discussioni anche sul lavoro, anzi sul “lavoro di cittadinanza” per il Pd riunito al Lingotto di Torino. E quello che inizia a venir fuori non sembra rottamare in alcun modo la linea già seguita da Renzi. Cinque i punti: formazione continua, il primo contratto di lavoro, le politiche attive, la staffetta generazionale e il reddito di ultima istanza per i lavoratori e settori particolarmente colpiti dalla crisi.  Si  ipotizza l’introduzione di una formazione “ad assetto variabile” e in linea con i cambiamenti del lavoro  e della sua forma nell’arco della vita dei lavoratori, soprattutto i giovani. C’è l’idea di creare quindi una sorta di “conto personale aperto” che segua standard unici a livello nazionale e che preveda la partecipazione di fondi interprofessionali. Poi, l’esortazione a cercare di ridurre i tempi di transizione tra scuola e lavoro e ad arrivare alla “piena realizzazione della riforma sull’alternanza scuola-lavoro”  e il tentativo di sfruttare al meglio la regia dell’Anpal, l’agenzia nazionale per il lavoro, in tutti gli ambiti anche identificando “politiche attive” che siano unitarie a livello nazionale. Il futuro è roseo? Non proprio. Si parla sopratutto di come sopperire alla mancanza di lavoro, dall’istituzione di un “assegno di ricollocazione”  allo “sviluppo modelli d’intervento sulle crisi aziendali e/o di filiera, distretto o territorio”. Auguri.