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Non mi lasciate. Si può riassumere così la campagna elettorale di Benoît Hamon, candidato socialista alle prossime elezioni francesi che vede il proprio spazio sempre più ridotto dal rampante Macron. L’ultimo ad appoggiare pubblicamente il riformismo di En marche! è stato l’ex sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, che ha espresso a voce alta il pensiero di molti moderati di sinistra: il programma di Hamon è inapplicabile. Nelle ultime ore è stata scongiurata, per il quieto vivere del partito, la pubblicazione di una lista di parlamentari socialisti pronti a fare lo stesso. Non si dice il loro nome, ma si sa che saranno in tanti a tradire. Tanto che, per non farlo sembrare un appestato, l’attuale primo ministro, il reggente di fine legislatura Bernard Cazeneuve, si è fatto fotografare con Hamon al quartier generale della campagna elettorale. Meglio di niente.

Il candidato socialista, esponente dell’ala sinistra del partito, aveva sparigliato le primarie di dicembre con un cavallo di battaglia imprevisto, il reddito di cittadinanza universale. Molti suoi colleghi gli si rivoltarono contro fin da subito, sostenendo l’impraticabilità fiscale di una simile misura e in opposizione all’idea della fine del lavoro. In una lunga intervista su France 2, ci ha pensato lo stesso Hamon a ridimensionare la sua proposta, in successivi giri concentrici sempre più ristretti: il reddito non sarà universale, sarà riservato ai giovani tra i 18 e i 25 anni, anzi a soli studenti o disoccupati e che abbiano un reddito basso. Ergo: 600 euro di sussidio giovanile, in un paese in cui il salario minimo è di 1480 euro netti al mese.

Seppure a fare di peggio ci sia l’indagato Fillon, il cui slogan, Il coraggio della verità, fa ridere anche i Gargouilles di Notre Dame, il povero Hamon rischia di subire l’onta del quarto posto. Che finisca col votare Macron anche lui?