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Portare a casa quanto prima il disegno di legge che riforma i parchi e le aree protette italiane, modificando la legge quadro del 1991: inaspettatamente, nell’ultima settimana, la discussione in Commissione ambiente alla Camera (in sede referente, dopo l’approvazione al Senato dello scorso novembre) ha avuto un’improvvisa accelerata. Centinaia di emendamenti da discutere e la volontà – naufragata –  di chiudere la pratica già ieri. Presidente della commissione, Ermete Realacci, deputato del Pd e presidente onorario di Legambiente il cui intervento, ieri, è stato molto apprezzato: suo l’appoggio a un importante emendamento che prevede lo stop a qualsiasi tipo di trivellazione nelle aree dei parchi naturali ma anche nelle zone attigue. Emendamento definito “salva Cilento” apprezzato soprattutto dagli enti locali campani interessati a una richiesta della Shell per esplorare il sottosuolo a ridosso del parco della Valle del Diano. Nello stesso momento, però, è accaduta una cosa strana: nel comunicato inviato dalle associazioni ambientaliste per chiedere la sospensione della discussione della riforma (ritenuta critica e deleteria in molti suoi punti)  – continuerà a fine marzo – mancava proprio il nome di Legambiente. L’associazione si sarebbe infatti sfilata dalla cordata contraria alla riforma perché in linea con l’opinione e la posizione dello stesso Realacci: a ottobre aveva infatti firmato, insieme ad altre 16, l’appello per le modifiche da apportare alla legge. Oggi, quella firma non c’è più. Restano invece Wwf, Italia Nostra, Lipu, Lav,CTS, Marevivo, Mountain Wilderness, Pro Natura e SIGEA.