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In certe parti d’Italia, soprattutto al Sud, quando un Grande Vecchio, chiamiamolo così, deve investire un Giovane Delfino ricorre a una simbologia semplice: si fa vedere in giro con lui, magari sul corso principale del paese, e trasmettere così l’importante messaggio alle masse. Tutto questo per fare da premessa alla plateale passeggiata avvenuta mercoledì nella sala Italia a Palazzo Madama, ossia il Transatlantico del Senato. In aula c’era la fiducia al governo Gentiloni, con la fragilità numerica causata dalla diserzione dei verdiniani esclusi dalle poltrone di governo. Nel Transatlantico, diretta alla buvette, avanzava, ammirata dalla totalità dei presenti, la coppia formata da Giorgio Napolitano e da Andrea Orlando, il Guardasigilli confermato da Gentiloni.
Il rapporto tra i due è noto. Del resto fu Napolitano a sceglierlo per la Giustizia quando Renzi gli portò la lista dei ministri con quella casella occupata da Gratteri. Ma nella passeggiata di mercoledì c’è qualcosa di più, come suggeriscono i numerosi commenti sottovoce dei senatori democratici. C’è un’unzione. Un’investitura, appunto. A Re Giorgio stanno a cuore le sorti del suo ex partito, il Pd, e tra la follia di Renzi e la pallida alternativa bersaniana rappresentata da Roberto Speranza, avrebbe individuato in Orlando la figura ideale per il prossimo congresso.