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Denis Verdini ha messo le sue truppe compatte – capitanate dagli esperti di bon ton Lucio Barani e Vincenzo D’Anna – al servizio degli interessi minacciati delle concessionarie autostradali. Con una mossa abbastanza stravagante il fresco alleato di Matteo Renzi ha presentato in Senato, come primo firmatario, un emendamento alla legge di stabilità che modificherebbe in corsa il nuovo codice degli appalti, proprio in queste ore è in corso di votazione nell’aula di Montecitorio.

Basterebbe questo a dimostrare quanto sia ancora viva la battaglia lobbistica di cui il Fatto si è occupato nelle scorse settimane. Il nuovo codice appalti prevedeva nell’originaria formulazione l’obbligo di gara per tutti i lavori subappaltati dalle concessionarie, mentre fino ad oggi grandi gruppi come Autostrade per l’Italia (Benetton) e Satap (Gavio) possono affidare a proprie società “in house” fino al 40 per cento di manutenzioni e nuove costruzioni. La novità ha spinto i concessionari, Gavio soprattutto, a minacciare migliaia di licenziamenti. In seguito a un blitz in commissione Lavori pubblici alla Camera, benedetto dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, ha restituito alle concessionarie il diritto a fare “in house” fino al 20 per cento dei lavori.

Adesso Verdini propone un emendamento, chiaramente scritto da mani esperte, con il quale “il concessionario ha facoltà di eseguire direttamente tutti i lavori” quando le concessioni siano “affidate con procedura di gara ad evidenza pubblica di rilevanza comunitaria”: l’arzigogolata formulazione altro non è che l’autoritratto con cui vorrebbe aggirare le leggi Autostrade per l’Italia, la cui concessione non è mai stato oggetto di gara europea.