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Non era mai successo prima ma stavolta è successo. Gli editori hanno disdetto il contratto nazionale dei giornalisti italiani. L’altro fatto nuovo è che, il segretario nazionale della Fnsi, Raffaele Lorusso, appresa la notizia direttamente dal presidente della Fief, Maurizio Costa, non ha ritenuto opportuno informare il suo sindacato, nemmeno il vertice ristretto della segreteria.

La decisione della Fieg è stata presa nel Consiglio di presidenza del 29 ottobre. Ed è stata comunicata alla Fnsi con unalettera a firma del presidente Maurizio Costa. Lo stesso 29 ottobre, però, la Fnsi ha pubblicato sul proprio sito un articolo in cui si dava conto delal vicenda contratto in cui si legge: “Dopo gli incontri preliminari fra le delegazioni della Federazione degli editori e del sindacato dei giornalisti, dai quali è venuta fuori la chiara e reciproca volontà di dar vita ad un confronto senza pregiudiziali e improntato all’innovazione (…) Con una lettera inviata al segretario generale Raffaele Lorusso, il presidente della Fieg, Maurizio Costa, ha ricordato che il vigente contratto nazionale di lavoro, così come previsto dall’articolo 52, cesserà di avere efficacia dal 1 aprile 2016, confermando “la volontà di proseguire il confronto per il suo rinnovo al fine di evitare l’assenza di regole contrattuali condivise a partire dal 1 aprile 2016”. Come si vede, nessun riferimento alla disdetta che, nel confronto sindacale, è un atto particolarmente duro adottata per avere il coltello dalla parte del manico durante la trattativa.

Ora si apre una fase complicata tra i giornalisti italiani che, di fatto, non hanno più il contratto vigente e devono fronteggiare una richiesta da parte degli editori sintetizzata in una lettera di 21 punti inviata sempre dalla Fieg alla Fnsi. Lettera in cui, tra le richieste al sindacato, si legge: modifica ai giorni di ferie, di riposo, al calcolo del Tfr, ai festivi, ai notturni, alle domeniche e a tutto quello che può ridurre il costo del lavoro.